Le streghe allegre
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Con "I Curumba" un ciclone di simpatia passa per l'Ariston di Agugliano

23/11/2019

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Sapete chi sono i Curumba? Ci fosse qui il professor Giorgio sciorinerebbe tutta la storia della popolazione africana e tutte le sue particolari caratteristiche. Chi è il prof. Giorgio? E' uno dei mariti di Maria Teresa, nello specifico di Maria, la scrittrice. Beh, anche Teresa è una scrittrice, ma lei è sposata con Danny, il cantante neomelodico, simpatico, ma di certo un po' coatto, che sostiene di essere stato colto dal "brocco dello scrittore" (in realtà si fa mantenere dalla moglie) e si raccomanda... no, non a San Gennaro, come tutti in genere si aspettano,  ma a "San Gigi" D'Alessio, non disdegnando un duetto con la di lui bella compagna, Anna Tatangelo! Ma di che cosa si sta parlando? Dell'ultima commedia in gara per l'edizione 2019 del Festival nazionale di Teatro dialettale - Premio "La Guglia d'Oro", organizzato, come ogni anno, dall'Associazione "La Guglia" e andato in scena, per cinque sere, al Teatro Ariston di Agugliano. Anzi, questo lavoro si intitola proprio "Come i Curumba" ed è tratto da "Non c'è due senza te" di Toni Fornari, ma talmente rimaneggiato da diventare quasi un testo di Vincenzo Russo e della Compagnia "30Allora" di Casagiove (Caserta). Loro non sono nuovi al Festival della Guglia, ma già lo scorso anno avevano ben impressionato con la rappresentazione de "L'Ultimo scugnizzo", testo classico del teatro campano e non solo, a firma del grande Raffaele Viviani. 
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Vincenzo Russo (attore protagonista e regista) e i suoi hanno consolidato quest'anno  il buon ricordo, di sicuro con un testo più "sbarazzino" che non ha mancato di suscitare risate del pubblico, ma con la conferma della valenza della Compagnia. Evidente la proposta di "manie" di oggi (ad esempio il selfie) e di tipologie caratteriali molto attuali, alternate o intrecciate con quelle più classiche: la donna romantica che però non è l'angelo del focolare, ma fa la scrittrice; la donna manager che non manca di mostrare la sua fragilità abitualmente tenuta ben nascosta, tra un tailleur e un gioiello, tenendo gli uomini sotto i piedi, ma finendo "fregata" proprio dai due più insospettabili...; il prof di matematica (ma poteva essere anche di latino, di biologia, ecc.), talmente votato allo studio e all'insegnamento da apparire maniacale e magari anche un po' sciocchino; e c'è anche il cantante che vuole a tutti i costi inserirsi nella categoria "neomelodici", meglio  identificabile come "artista, ma senza arte né parte", un po' arruffone, di certo senza un briciolo di cultura e di capacità, ma terribilmente simpatico (caratteristica che lo rende comunque un vincente!)...
Ma attenzione al finale, perché rimette in discussione tutto!
Scenografia semplice, ma efficace e terribilmente esplicita nella sua concezione: due mariti, due storie, due ambientazioni che rispecchiano totalmente le due psicologie diversissime dei due personaggi maschili. 
Insomma un finale alla grande per il Festival che adesso dovrà nominare i vincitori di questa edizione 2019, per poi comunicarli nel pomeriggio di domenica 1° dicembre in Sala consiliare ad Agugliano, in una situazione conviviale con tutte le compagnie partecipanti durante la quale si svolgeranno le premiazioni. Ma al momento il lavoro della giuria si presenta quanto mai complicato...
Alcune curiosità su "Come i Curumba": Fabrizio Cinque (prof.Giorgio) era al debutto e ha preparato il suo personaggio in una sola settimana: Valeria D'Amore (Maria Teresa) in realtà non ha tutti quei capelli che le incupiscono il volto; la cintura della vestaglia del professore era in realtà una cravatta; la canotta traspirante di Vincenzo Russo era "stile puro coatto";  nel testo originale al posto di Gigi D'Alessio c'è Jim Morrison; Rita Solimeno (Sara) è sembrata davvero perfetta nel suo ruolo di editrice - consigliera - disincantata - fragile - dura - mangiatrice di uomini (anche se in realtà viene poi mangiata in un sol boccone! Davvero brava!

Cristiana Carnevali
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"Si salvi chi può", tra un naufragio e una femme fatale...

17/11/2019

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Accidenti quante ne ha combinate Amedeo, il sindaco di Vigonza, suo malgrado, per andare a trovare in Argentina il suo amico di infanzia Arrigo! Beh detto così non è ancora abbastanza per capire com'è facile che nella vita una serie di eventi diversi e tutto sommato fortuiti, possano determinare svolte incredibili. Ma ci pensa la commedia "Si salvi chi può" della Compagnia veneta (di Vigonza, appunto, in provincia di Padova) "TeatroTergola" a raccontare gli scherzi del destino, in questo quarto lavoro in gara per il Festival nazionale del Teatro dialettale 2019. 
In un trionfo di bianco e nero (scenografia, costumi, palloncini, arredi, ecc.), forse perché anche la tv, negli anni di Mary Quant, non aveva ancora sviluppato e soprattutto diffuso le tecnologie del colore, si dipana la storia di un ricongiungimento tra amici fraterni, un incontro fatale (ma mai fidarsi delle apparenze), un naufragio a causa di un attentato dinamitardo (o una gran botta di... fortuna), una serie di vicissitudini (compreso anche un fantasma che si aggira per corridoi e ripostigli e che crea scompiglio e svenimenti) che poi vengono scambiate, o meglio, interpretate, come escamotage elettorali. Quando la fortuna ci mette lo zampino! Tra sorprese, gelosie, litigi tra fratelli, sotterfugi e tentativi di confronto fra generazioni, anche sul piano musicale, tutto è bene quel che finisce bene, come si dice e la commedia non ha mancato di strappare qualche risata al pubblico presente al teatro Ariston di Agugliano che ha "sfidato le intemperie" pur di essere presente a questo penultimo appuntamento con il Festival di Teatro dialettale. 
Un testo di un commediografo veneto, Tonino Micheluzzi, che presumibilmente è databile verso la fine degli Anni Cinquanta ed è stato scritto con il suggerimento di adeguarlo, con il passare degli anni, alla modernità, anche se probabilmente contestualizzarlo nel Terzo Millennio significherebbe togliergli quell'ingenuità e quella leggerezza così tipiche degli anni del boom economico, magari vissuto di riflesso nei paesi e nelle campagne di tutta Italia, ma pur sempre con il suo carico di novità e di proiezioni verso il futuro. Ma alla fine, tutto è bene quel che finisce bene, per cui, senza pensarci su troppo, meglio festeggiare con un "giro di bollicine" per tutti!
Manca ormai poco al termine dell'edizione 2019 del Premio "La Guglia d'oro": venerdì prossimo l'ultimo spettacolo in gara e poi il 1° dicembre saranno comunicati i risultati e verranno assegnati i premi al miglior lavoro, il miglior regista, il miglior attore e la migliore attrice protagonisti, oltre, ovviamente al premio della giuria dei giovani e quello del pubblico.


​Cristiana Carnevali

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E per la prima volta ad Agugliano... la Puglia e "La Cricca" di Taranto

9/11/2019

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Terzo appuntamento per il Festival nazionale di Teatro dialettale organizzato dall'Associazione La Guglia di Agugliano. In scena, per la prima volta nella kermesse, il dialetto tarantino e quindi la Puglia con la compagnia "La Cricca" di Taranto e la commedia "Alla ricerca di Eveline - ce ne sape Magnine d'u fiasche de l'olie...", scritto e diretto da Aldo L'Imperio che nella commedia interpreta anche uno dei due Raffaele... C'era grande attesa per la rappresentazione, soprattutto per i cenni sul testo che facevano riferimento al rimanere chiusi in ascensore di tre persone, in un weekend ma soprattutto l'ascensore di un palazzo con netta prevalenza di uffici. Già al solo pensarlo manca l'aria e per la verità è stata la prima reazione anche dei tre personaggi, i due Raffaele e Lina, ma che poi se la sono cavata benissimo con i panini portati dalla Puglia, il vino e un mazzo di carte da burraco! In pratica Raffaele e Lina se ne vanno a Roma, a casa del figlio Luigi che si trova in Colombia per l'adozione del primo figlio. Si ritrovano all'entrata del palazzo ad aspettare l'ascensore insieme a un altro Raffaele, il signor Magnini, che alla fine si rivelerà fondamentale per il loro futuro. I due coniugi un po' "casciaroni", pieni di ogni ben di Dio per "viziare" figlio e nuora, l'altro molto preso dal suo ruolo, appiccicato al telefonino (che farà una brutta fine con l'irruenza dell'altro suo omonimo)... Dopo una lunga attesa, "perché qualcuno nei piani di sopra sta scaricando" o forse "sta facendo il trasloco", durante la quale i tre hanno tutto il tempo di "conoscersi" e "non provare simpatia"... l'ascensore arriva e si possono caricare pacchi e pacchetti, far suonare tutti gli allarmi e poi salire al piano desiderato, ma...  a metà del tragitto l'ascensore si blocca e i tre in quello stretto abitacolo dove si trovano loro malgrado a convivere, litigano, condividono, si scoprono e iniziano anche a piacersi. Un malore ciascuno per la poca aria, l'autosuggestione, il troppo vino... ma alla fine trovano anche il modo per ingannare il tempo, tra un raccontarsi e una partita a burraco, assaggiando le specialità pugliesi con cui Lina ha abbondantemente farcito i suoi panini! E la rivelazione che il signor Magnini farà alla fine ai due coniugi, li farà talmente emozionare da non rendersi nemmeno conto che qualcuno è venuto a salvarli! 
Interessanti i suggerimenti d'arte (di sicuro meno scontati del solito, anche se improbabili di fianco a un ascensore), tra una ballerina di Degas e una di can-can di Henry de Toulouse Lautrec. Tante le battute, i doppi sensi, le bugie, le canzoni stonate per farsi sentire da quei pochi condomini anziani e magari pure sordi e le gelosie tra i due Raffaele, che hanno divertito il pubblico di Agugliano che ha accompagnato con un grande applauso la conclusione dei due atti e l'uscita per i saluti finali degli attori e del regista Aldo L'Imperio, insieme al quale hanno recitato Anna Cofano e Domenico Ferrulli. Prossimo appuntamento con il Festival nazionale di Teatro dialettale di Agugliano, venerdì 15 novembre, insieme alla Compagnia TeatroTergola di Vigonza (Padova) e la commedia di Tonino Micheluzzi "Si salvi chi può".
Cristiana Carnevali

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